Il comune di Ispica

Il comune di Ispica è ubicato nella parte sud orientale della provincia di Ragusa e confina con i territori dei comuni di Modica e Pozzallo a nord ed a ovest, mentre, con i comuni di Pachino, Rosolini e Noto a sud e ad est. La città si situa sul colle Calandra a 170 m s.l.m.. Numerosi i siti di interesse archeologico, tra i quali il Parco archeologico della Forza e Cava d’Ispica. La città presenta un’area di impianto settecentesco e un’area medievale adiacente a una rupe dove si trovano i ruderi della fortezza (fortilitium) e dell’antica città di Spaccaforno. Sono numerose e importanti le architetture ecclesiastiche e civili presenti. Grazie alle sue splendide caratteristiche, Ispica aspira a far parte delle Città tardo barocche del Val di Noto; infatti è in corso l’inserimento tra i Beni Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO. Il territorio comunale è attraversato da due aste fluviali principali, la cava d’Ispica e il fiume Busaitone, spesso in secca. La sua costa si estende fra il comune di Pozzallo e il comune di Pachino (Siracusa), per circa 13 km di lunghezza, prima con tratti bassi e sabbiosi e poi alti e rocciosi. La “Punta Ciriga” ubicata nel territorio comunale segna il punto più meridionale della provincia di Ragusa.

Come testimoniano ritrovamenti archeologici la zona era già occupata in epoca tarda romana, inoltre. In epoca romana alla città venne imposto il nome di Hyspica e fundusa che fu poi poi cambiato in Spaccaforno fino al 1934. Nel territorio si succedettero dominazioni dei Siculi, dei Greci, poi dei Romani e Bizantini. Tra il IX e l’XI sec. d.C. vi fu la dominazione araba. Il governo saraceno terminò con la conquista normanna a opera del Gran Conte Ruggero, e il primo documento ufficiale che menziona la città con il nome di Isbacha risale al 1093. Ispica fu governata successivamente dagli svevi e dagli angioini, e al’inizio del XIV sec. dal viceconte Berengario di Monterosso che la donò a sua volta alla regina Eleonora d’Angiò, moglie del re Federico III, quindi, fu concessa in feudo a Francesco Perfoglio nel 1375. Il territorio comunale seguì le vicende della contea di Modica, a cui vene accorpata per essere affidata a Francesco II Statella e agli eredi che la governarono fino all’abolizione della feudalità nel XIX secolo. L’11 gennaio del 1693 la città di Spaccaforno  fu colpita da un catastrofico terremoto  che distrusse l’intero abitato che si estendeva precedentemente per la maggior parte all’interno della Cava d’Ispica. Dopo il sisma la città fu rifondata nella zona pianeggiante e quindi fuori dalla cava. Alcuni quartieri furono invece ricostruiti intorno alle chiese danneggiate ma rimaste ancora in piedi, quali Sant’Antonio e la chiesa del Carmine, mentre, gli altri quartieri cittadini furono costruiti ex novo. In questo periodo vennero edificate le magnifiche chiese barocche di Santa Maria Maggiore, la chiesa di San Bartolomeo e la chiesa della SS. Annunziata. Nel 1812 la città fu incorporata nel distretto di Modica e nella provincia di Siracusa, da dove nel 1927 passò alla nuova provincia di Ragusa. Nel 1935 il cambiamento del nome di Spaccaforno in Ispica con Regio Decreto. La Cava Ispica è la più importante delle “cave” nella Sicilia orientale. Lunga 13 km si estende nel territorio dei comuni di Modica, di Ispica stessa e di Rosolini. Vi si trovano una serie di abitazioni rupestri ed è stata abitata dalla preistoria all’Ottocento. Diversi sono i siti archeologici presenti nell’area: le catacombe di S. Marco, la necropoli di c.da Crocefia. Importante sito naturalistico sono i pantani Bruno e Longarini che si trovano nell’estremità meridionale del territorio comunale e sono dei laghi di acqua salmastra separati dal mare soltanto da dune di sabbia. Sono habitat per la macchia mediterranea e ospitano la sosta degli uccelli in migrazione, quali gallinelle d’acqua e germani reali e altri. In base alle stagioni è possibile osservare il fiscione turco, i forapaglie, aironi, cicogne e fenicotteri, ecc..

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